La pratica iniziatica, essendo un percorso di tipo sperimentale e scientifico, attraversa tutta una serie di ipotesi che vengono verificate dal praticante attraverso l'esperienza diretta. Una delle ipotesi di partenza è la seguente: le persone (non allenate) non hanno il minimo controllo della propria mente (eppure si illudono di averlo). Il modo nel quale ognuno può vericare questa ipotesi è molto semplice: si provi a smettere di pensare. Ah! Ma non si può! Diranno alcuni. I quali, si sbagliano. Smettere di pensare, nel senso di porre in silenzio la mente, è possibile. Ci vuole solo allenamento.

Potremmo anche fare qualcosa di più semplice: si provi a pensare ad una pallina rossa per due minuti. Se non abbiamo una volotà allenata, ben prima che si arrivi ai 30 secondi, la mente si sarà già persa in qualche altro pensiero, diverso dalla pallina rossa. Perché accade questo? Perché la mente è fuori controllo, per quanto ci si illuda del contrario. Non ne abbiamo potere, e ci facciamo trascinare dove vuole lei.

Chiunque fa un percorso di crescita interiore, "spirituale", se vuole otterene qualche risultato, se vuole conoscere il Sé, deve - prima di tutto - imparare ad entrare nella dimensione invisibile dell'interiorità, ponendosi nel silenzio, dominando la mente, direzionando l'attenzione, coltivando i sensi più sottili. Il Sé che ognuno cerca è nascosto nelle profondità del mare della mente, ma finché le acque della mente sono agitate, non è possibile scendere nel fondo, dove il Sé si cela.

Pertanto, la pratica "spirituale", o interiore, deve cominciare dalla disciplina mentale, ovvero da delle pratiche finalizzate a riprendere il controllo della propria mente. Dobbiamo passare dall'essere strumento della mente, al fare della mente uno strumento. O, in altre parole, dobbiamo tornare ad essere padroni della nostra casa.

Alcuni quando sentono parlare di disciplinare la mente cadono nell'errore di pensare che equivalga ad una specie di deprivazione emozionale/intellettuale, ma gli effetti della disciplina mentale sono in realtà l'opposto. Riprendere il controllo della mente porta infatti ad esperire le emozioni in modo più intenso e profondo, ma nello stesso momento a rimanere immobili in mezzo al fiume, permettendo di rimanere presenti, di osservare e comprendere cosa ci sta attraversando, senza farci travolgere. Il nostro flusso di pensieri va dove vogliamo noi, non è più soggetto a distrazioni. I sensi sono aperti, la percezione della realtà è espansa, semplice e chiara.

Il tempo rallenta, lo spazio si dilata e si condensa, riempiendosi di attimi che diventano eterni, e che danno un senso all'esistenza. Per molti il tempo passa, e con esso la vita, perché i loro istanti sono vuoti. E non è vuoto perché passano il tempo a lavorare o far festa, ma perché mentre il corpo agisce, loro sono altrove, persi nel fiume dei pensieri che scorre incessantemente nella loro testa. Costoro sono quelli, tra i tanti, che un giorno si svegliano, si guardano indietro, e scoprono di non aver mai vissuto pienamente un solo istante.

Impara ad osservarti, a conoscerti. A capire cosa pensi, in che direzione vanno i tuoi pensieri. Guarda dove ti portano, e chiediti se è là che vuoi andare. Molti si illudono di essere loro a decidere il loro destino: non si rendono conto che ancor prima che la loro ragione analizzi una scelta, il loro incoscio ha già deciso che strada prenderanno. E qui non serve neanche la scienza iniziatica, basta conoscere un minimo di psicologia di base: la ragione razionalizza "movimenti" emozionali o istintivi, di cui in genere siamo ben poco consci, ma che determinano la maggior parte delle nostre scelte. D'altronde, se così non fosse, cose come la pubblicità sarebbero del tutto inutili.

Secondo Goethe, nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo. Potremmo anche dire che: "se lo sei, non lo sai; se lo sai, non lo sei". Ovvero, se ti illudi si essere "x" (schiavo, studente, commerciante, ecc) non lo sai (chi e cosa sei), se invece lo sai (quale ruolo stai recitando) allora non lo sei (perché sai di essere l'attore e non il personaggio).

Ipotesi, queste, alle quali non bisogna credere, ma che vanno verificate e comprese con la pratica. Pratica che deve essere costante e quotidiana, perché la comprensione di Sé non arriva così, un giorno, di punto in bianco, ma si ottiene con una piccola intuizione alla volta, le quali, tutte insieme, svelano i molteplici veli che velano la Verità.

Se diamo per certo di essere perfetti, non diamo spazio alla crescita. Questo è il concetto sottointeso alla frase di Goethe. Mai dobbiamo illuderci di essere arrivati, di aver capito tutto, perché appena lo facciamo ci creiamo dei muri che ci impediscono di crescere. Il dubbio, pertanto, deve accompagnarci ad ogni passo. Smontare ogni dogma, ogni certezza, farsi domande, molte domande, e darsi ancora più risposte: senza questo atteggiamento di base, la strada sarà solo il solito vicolo cieco.

Di media, la mente delle persone è preda di un flusso incontrollato di pensieri ed emozioni che ci trascinano dove vogliono loro. Riprendere il controllo della propria mente e delle proprie azioni è un percorso lungo e faticoso, e i buoni sconto sono esauriti da qualche era. Le opzioni sono due: o pratichi e cresci, oppure resti fermo e ti illudi.

Non è facile. Anzi, certe volte significa prendere (metaforicamente) un sacco di schiaffi in faccia, e di solito non fanno neanche tanto ridere. Essere disposti a prenderli, comunque, vuol dire essere disposti a crescere. Vuol dire essere aperti al nuovo, all'impossibile, a possibilità e visioni diverse. Vuol dire continuare a farsi domande, mettere in discussione ciò che si crede di aver già capito, ed ricercare ad una comprensione sempre più ampia e profonda di Sé e della realtà.

La Disciplina della Mente è una materia che riguarda aspetti come l'osservazione, il ricordo e l'analisi dei propri pensieri e delle proprie emozioni, l'allenamento della volontà, della memoria, dell'ascolto e del silenzio. O, più in generale, riguarda il lavoro interiore sulla disciplina dei corpi sottili. Di questo lavoro, il presente articolo non può che essere pertanto solo un'introduzione.

Memoria.

Allenare la memoria imparando delle poesie o altri testi è un esercizio di certo da non sottovalutare. L'Arte della Memoria, come ben sapeva il Bruno, è di fondamentale importanza nella conoscenza di Sé. C'è una meditazione, abbastanza praticata tra i pitagorici, alla quale possiamo ispirarci. Ogni notte, prima di andare a dormire, ripercorri con la mente la tua intera giornata, e analizza, in ordine, momento per momento le azioni che hai compiuto, e i pensieri e le emozioni che hai provato nel compierle.

Valuta ogni tuo comportamento, non giudicando se è "giusto" o "sbagliato", ma analizzando quanto ogni azione è coerente o meno con i tuoi obiettivi, se ti rende o no felice, cosa sarebbe stato meglio evitare di fare e cosa poter fare la prossima volta, invece, per migliorare. E quando valuti che le tue azioni sono coerenti con i tuoi obiettivi, con ciò che hai deciso di fare, e ti rendono felice, goditi tutta la soddisfazione che ti danno, e ringrazia il tuo Sé per i bei momenti che hai vissuto. Infine, fai un programma di ciò che farai il giorno dopo, pianificando già di agire nel modo che hai valutato migliore.

Il giorno dopo, appena ti svegli, è una buona abitudine riprenere mentalmente il programma che hai fatto la sera precedente e ripassarlo nei vari punti per rinforzare la memoria del programma e la volontà di eseguirlo punto per punto. E, ogni volta che la mente va alla ricerca di giustificazioni per lasciare che il caos imperi, ricordiamoci che ogni giustificazione che ci diamo è solo un limite, un programma mentale che si ripete. Facciamo quindi silenzio nella nostra mente, per poterci ascoltare e capire cosa si agita dentro di noi.

Dopo qualche mese di pratica, si può andare anche oltre il giorno appena vissuto. Possiamo tornare indietro alla settimana scorsa, o a mesi e anni passati, per ripescare situazioni, dinamiche, relazioni, eventi, e analizzarli per comprendere, per esempio, come ci influenzano ancora oggi. E, quando è il caso, smettere poi di farceli pesare, smettere di dargli potere, attraverso un lavoro di purificazione interiore. Su questo però torneremo un'altra volta.

Presenza in ogni Azione.

La disciplina mentale, e più in generale tutta la pratica spirituale, non dovrebbe mai essere presa banalmente come un insieme di esercizi, ma piuttosto come uno stile di vita, una missione individuale e interiore.

Comincia con il prendere una semplice abitudine: ascoltati. Calma la mente, porta la tua attenzione sul cuore, e apri il tuo occhio interiore, per osservare cosa si muove dentro di te. O, anche, cosa si è mosso dentro di te quando non eri presente e hai reagito ad uno stimolo esterno, senza pensarci, senza ascoltarti, senza osservarti. Osserva le tue emozioni, i tuoi pensieri, le tue azioni, le tue parole. Rivivile, ricordatele, analizzale. Ricerca costantemente soluzioni, scelte, comportamenti che ti permettono di essere felice e che ti fanno crescere, evolvere, espanderti.

Impara poi a importi di rivolgere la tua attenzione su un singolo pensiero, un singolo soggetto. Soprattutto, su ciò che stai facendo, in ogni momento. Quando cucini, pensa a cosa stai cucinando, pensa agli ingredienti, rivolgi loro la tua attenzione - ascolta dentro di te che sensazioni ti suscitano - immagina il posto da dove vengono, chi li ha prodotti, confenzionati e trasportati, ringranzia il Cielo e la Terra che te li hanno donati. Quando ti lavi, pensa al tuo corpo, alla tua pelle, allo sporco che se ne va. Quando lavori, pensa al tuo lavoro, a come organizzarlo e realizzarlo, agli effetti che ha sulle persone e sull'ambiente.

Non lasciare mai nulla al caso. Coltiva la presenza e la consapevolezza in ogni gesto. E ricorda, anche, che Tutto è Uno. Tutto è mosso dall'Unica Causa, il Lógos, il Direttore dell'Orchestra Cosmica. Il libero arbitrio è solo un'illusione. Non esistono scelte, esiste solo la possibilità di ascoltare il Lógos e seguirlo, oppure perdersi nel proprio rumore. Osservarsi, ascoltarsi, essere presenti, coltivare il silenzio: solo così si potrà ascoltare il Lógos, il Sé, la Legge Cosmica.

L'uomo comune si crede un granello di sabbia in questo universo-deserto, e non vede come ogni sua azione è legata all'infinita catena di cause ed effetti che muove il cosmo. Il Mago, invece, trascende l'azione per renderla eterna. L'azione trascesa non è più compiuta dall'individuo, ma dalla Divinità. Ed essendo la Divinità ad agire, l'azione non è più un effetto caotico di cause sconosciute, ma è un'azione ordinata e ordinatrice, una nota suonata insieme all'orchestra cosmica, diretta dall'Unico Direttore.

Per imparare a seguire ed agire secondo la Legge Cosmica e permettere alla Divinità di manifestarsi in ogni azione, serve però attraversare un processo di conoscenza e purificazione. Il Mago deve imparare a non provare desiderio o avversione verso i frutti delle sue azioni, ma agire accettando il proprio ruolo, senza attaccamento, per mettersi al servizio dell'Universo, della Divinità.

L'azione quindi, non è compiuta dal Mago, ma è compiuta dalla Divinità. Tale azione è agire senza agire: non è più un'azione volta ad un fine, in quanto il Mago è solo strumento della Volontà Divina che agisce in lui. Il Mago si affida al Lógos, arrivando, nel suo percorso, ad integrare il Sé Individuale con il Sé Universale. In tal modo l'illusione della separazione tra individuo e cosmo svanisce. Non è più quindi il Mago ad agire, ma il cosmo: è la Divinità che si manifesta attraverso lui.

Per conseguire questo stato serve però un percorso, come già detto, di conoscenza e purificazione. Un percorso che riguarda tutti i nostri corpi, dal più denso al più sottile. Nel documento sulla Centratura (PsyDocs N.2) abbiamo dato un esercizio di purificazione utile per tutti i corpi sottili, da praticare ogni giorno. A questo, comunque, devono sommarsi anche altre pratiche, come quelle della disciplina mentale, e altre che vedremo. Come abbiamo capito, la mente dell'uomo comune è un mare in tempesta che gli impedisce di usare e sviluppare le sue facoltà. Un mare che dobbiamo imparare a domare.

Imparare ad osservarsi, a rivivere le proprie azioni, le proprie giornate, la propria vita, pianificare il proprio futuro, è un primo passo, un modo per cominciare a dare un ordine alla propria vita e sottrarsi alle grinfie del caos. Per osservarci però dobbiamo distaccarci da pensieri e azioni, e riuscire fissare l'attenzione su ciò che stiamo osservando. Due facoltà che vanno entrambe allenate.

A presto.