L'obiettivo del quarto stadio è, sostanzialmente, preparare la mente al dharana, nel quale cominceremo "effettivamente" i nostri esercizi, portando la nostra attenzione sul "seme" (l'oggetto) della nostra meditazione.

Come abbiamo ormai capito, dobbiamo imparare a fissarci in quello che possiamo descrivere come uno stato di centratura, vuoto mentale, stabilità, vigilanza ed equilibrio. Condizioni che, come scritto nel precedente articolo, si ottengono attraverso il "bilanciamento della ruota", e che sono necessarie per ottenere il distacco dei sensi dall'ambiente circostante. Nel terzo stadio quindi i sensi iniziano a separarsi progressivamente dalla percezione dell'ambiente e del corpo fisico. Questo processo inizia appunto nel terzo stadio e si consolida poi nel quarto. Quando questo processo è completo, si entra nel quinto stadio, il pratyahara, dove comincia anche la seconda metà del nostro percorso.

La strada verso il quinto stadio consiste, come ci insegna il Patañjali, nel trascendere il dominio tra interno ed esterno. La mente deve entrare in uno stato di infinito nel quale non c'è più un "dentro e fuori": esiste solo e soltanto uno spazio, una dimensione, che è quella della mente, con al centro la Coscienza. La separazione tra ciò che è interno e ciò che è esterno in questo modo scompare.

Cosa significa che la separazione tra interno ed esterno scompare? Non significa che "l'esterno", o l'ambiente, scompare, ma che scompare la separazione, vengono rimossi i veli, "i filtri" che ci distinguono da esso. Significa che quando senti un suono, qualunque esso sia, non appartiene più all'ambiente, ma avviene da qualche parte nella tua mente. Se stai ben riuscendo nella tua pratica, quel suono sarà solo un evento di sottofondo, che sparirà così come è arrivato, senza distrarti dal tuo obiettivo.

Pian piano, con la pratica, svilupperai in modo del tutto naturale anche la facoltà di distogliere totalmete i sensi dalla percezione dell'ambiente per dedicarti più profondodamente a pratiche come la contemplazione. Per farlo è necessario dedicarsi con impegno a quanto spiegato per i primi quattro stadi. Per entrare nel quinto stadio infatti devono scomparire gli ostacoli posti dai sensi, permettendo alla mente di essere diretta verso lo scopo scelto.

Comunque, non serve che aspetti di aver imparato a soggiogare del tutto i sensi prima di continuare verso gli ultimi stadi. La condizione necessaria a questo punto - quella che ci permette di proseguire oltre - è di riuscire a calmare la mente e il corpo affinchè vengano ridotti quanto più possibile "gli ostacoli che inibiscono la chiara percezione". In particolare all'inizio, sarà probabilmente difficile riuscire a farlo "abbastanza", ma ciò non deve preoccuparci.

Il cammino è lungo e c'è molto da scavare prima di toccare il fondo. Tuttavia, ciò che interessa a noi a questo punto è piuttosto riuscire ad entrare in uno stato che ci permetta di mantenere quello stato suddetto (di stabilità, centratura, etc) il quale ci permetterà di concentrarci e dedicarci con il dovuto impegno agli stadi successivi. Quando è abbastanza? Dipende da te. Dipende da ciò che vuoi fare, dagli obiettivi scelti, dall'allenamento, e da tanto altro. I neofiti, in particolare quelli che fanno eccessivamente fatica a mantenere costante l'attenzione e si perdono facilmente nei loro pensieri, per le prime settimane, o mesi, potrebbero anche fermarsi al quarto stadio, senza andare oltre.

Questa è la parte nella quale la soggettività della pratica entra in gioco: sta a noi osservare noi stessi, comprendere come siamo fatti, capire la nostra strada attraverso i vari stadi della pratica. Potrai proseguire oltre al quarto stadio quando sentirai di essere pronto a farlo. Pertanto pratica il pranayama fintanto che la tua mente è eccessivamente distratta, confusa o instabile, e prosegui fino a quando non lo sarà più abbastanza da deviare continuamente la tua attenzione.

Riguardo la tecnica, "in pratica", l'abbiamo già vista due articoli fa, e in quello precedente dovremmo aver capito come allenare e raffinare questa facoltà. Sia chiaro: disciplinare la mente è un compito arduo, che richiede coraggio, impegno e dedizione. La Pratica è un allenamento costante. Ma più pratichi e più capirai che la gioia e la soddisfazione date dai tuoi sforzi valgono molto più della fatica fatta.

La pratica regolare di pranayama riduce gli ostacoli che inibiscono la chiara percezione.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 52. Traduzione di T.K.V. Desikachar.

Allora viene rimosso il velo che copre la luce.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 52. Traduzione di Guido Sgaravatti.

E la mente è predisposta all’attenzione.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 53. Traduzione di Paolo Magnone.

E la mente è ora pronta per essere diretta verso uno scopo scelto.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 53. Traduzione di T.K.V. Desikachar.

E la mente diviene pronta per la concentrazione (dharana).

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 53. Traduzione di Piera Scarabelli e Massimo Vinti.

Possiamo comprendere questo processo anche grazie alle neuroscienze. Nel cervello come sappiamo è presente un'attività elettromagnetica, frutto dell'attività neurale. Questa attività la suddividiamo per convenzione in vari stati, corrispondenti ognuno ad un certo intervallo di frequenze. Sostanzialmente, possiamo dire che nel terzo stadio di Patañjali iniziamo a spostarci dallo stato beta (onde con frequenze tra i 14 e i 33 Hertz), che è quello della fase attiva, di veglia, allo stato alfa (8-14 Hertz), che è quello in cui chiudiamo gli occhi e ci rilassiamo. Nel quarto continuiamo questa discesa, fino ad entrare poi ad entrare nel quinto, corrispondente allo stato theta (4-8 Hertz), quello appunto della "meditazione profonda" o della fase REM del sonno. Sotto i 4 hertz invece c'è il sonno profondo, che corrisponde allo stato delta. Negli ultimi tre degli otto stadi, oltre che in certi particolari momenti di tensione, si possono attivare anche le onde gamma (le più veloci, quelle superiori a 33 Hertz).

Il controllo del flusso vitale è argomento complesso: per questo lo sto affrontando, goccia per goccia, in più articoli, e così continuerò a fare. Quello che ci serve, per il momento, è partire con dei semplici esercizi che ci permettono di fare i primi passi, per andare poi in seguito sempre più in fondo. Le tecniche sono molte, di diversi tipi e difficoltà. Qualcuna l'abbiamo già vista, e molte altre le vedremo in seguito. Un esercizio molto importante da fare è anche il meditare sulla pratica stessa, comprenderla, scoprirne il senso, l'essenza, ciò che essa vuole insegnarci e trasmetterci, al di là degli aspetti più superficiali.

Cosa vuol dire rimuovere i veli che inibiscono la chiara percezione? Quali sono questi veli? Sono quelli posti dal nostro vissuto, dai nostri condizionamenti, ciò in cui ci identifichiamo, e molto altro. Rimuovere i veli equivale alla morte dell'ego (inteso come la maschera, la personalità - l'identificazione). Come suddetto avviene una rimozione dei "filtri", degli ostacoli che inibiscono la chiara percezione: rimuovere questi veli dagli occhi significa appunto disSOLVERE gli strati dell'ego, fino ed entrare in uno stato nella quale a manifestarsi è la sola e pura coscienza, nell'ottavo stadio, il samadhi.

Vediamo ora un'altro esercizio, sul quale ti consiglio per l'appunto di meditare un po', e che ci riporta al pranayama. Questo esercizio è inteso ad aiutare il praticante ad entrare nel quinto stadio. Quindi, dopo aver regolarizzato il respiro, come descritto nel precedente articolo, concentra la tua attenzione sul tuo corpo, ascoltalo, sia a livello più denso, fisico, che ad un livello più sottile, energetico. Ascolta gli organi e i tessuti, ascolta i pensieri e le emozioni che le tue cellule racchiudono. Ascoltandoti, cerca in particolare quei punti nei quali senti tensione, stress, "energie negative", e simili. Concentrandoti su uno alla volta di questi punti, immaginali, ascoltali e sentili "sciogliersi" (un po' come dei nodi) ad ogni inspirazione, ed immagina, ascolta e senti tensione, stress ed "energie negative" uscire dal tuo corpo ad ogni espirazione.

Fare ciò ti permetterà di far scorrere in modo più fluido il tuo flusso vitale, aiutandoti a rimuovere alcuni degli ostacoli che inibiscono la "chiara percezione". Il tempo necessario come al solito è soggettivo. Ovviamente, più sarai stressato (o distratto) e più tempo impiegherai. Più ti allenerai invece, più ti risulterà facile. Stampati in testa la regola d'oro: la pratica, la pratica, la pratica.