La pratica della meditazione deve quindi essere costante, instrinseca al modo in cui viviamo ogni momento, al modo in cui pensiamo, parliamo e agiamo. Tornando al buon Patañjali, leggiamo cosa scrive nei suoi versi.

Le otto membra sono: yama, niyama, âsana, prânâyâma, pratyâhâra, dhâranâ, dhyâna, samâdhi.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 29. Traduzione di Piera Scarabelli e Massimo Vinti.

Lo Yoga presenta otto aspetti che sono: 1) le nostre attitudini verso l’ambiente circostante, 2) le nostre attitudini verso noi stessi, 3) la pratica di esercizi fisici, 4) la pratica di esercizi respiratori, 5) la padronanza dei sensi, 6) l’abilità nel dirigere la mente, 7) l’abilità nello sviluppare interazioni con ciò che cerchiamo di comprendere, 8) la completa integrazione con l’oggetto della comprensione.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 29. Traduzione di T.K.V. Desikachar.

Questi stadi, come spesso si fa, possono essere visti come gradini di una scala, da salire uno alla volta. In questo senso, possiamo affermare, per esempio, che difficilmente eseguiremo in modo efficace il pranayama se prima non ci siamo dedicati a sufficienza agli stadi precedenti.

Però, per meglio compredere questi otto stadi, è anche vero che alla visione verticale serve affiancare quella orizzontale. Questi stadi infatti non sono tanto da intendersi come dei gradini da fare uno dopo l'altro, nel senso che finito il primo lo si lascia per passare al secondo finchè non si arriva all'ultimo. Sono invece più come un albero: man mano che cresce diventando sempre più alto, allo stesso tempo affonda sempre più le sue radici nella terra, sviluppandosi in modo armonico e proporzionato in ogni sua parte, sia in altezza che in larghezza. Gli otto stadi, allo stesso modo, progrediscono gli uni insieme agli altri, e mai uno senza l'altro.

Ho scritto poco fa che la meditazione "più che una semplice tecnica è uno stile di vita" e nei primi due stadi dello Yoga di Patañjali, iniziamo a comprenderne subito il perché: praticare la meditazione non è solo sedersi, chiudere gli occhi e rilassarsi, ma, come dicevo, la meditazione è disciplina, che va praticata in ogni momento della nostra vita. Se decidiamo di vincere una maratona, dobbiamo fare quanto possibile per riuscire a raggiungere lo stato psico-fisico necessario, che in questo caso consisterà si in qualcosa come allenarsi ogni giorno e fare gli esercizi appropiati, ma anche trovare un buon allenatore, o seguire una specifica dieta: se vogliamo intraprendere un percorso di conoscenza di Sé dobbiamo agire nello stesso modo, buttando tutta la zavorra che ci rallenta e mantenendo uno stile di vita che ci aiuti a ottenere i risultati migliori. Inoltre, dobbiamo tenere costantemente monitorati i nostri risultati per poter verificare i progressi fatti e in base ad essi comprendere come perfezionare sempre più la nostra pratica.

La soppressione (delle modificazioni) (si ottiene) mediante l’esercizio costante e il non-attaccamento.

- Patañjali, Yoga Sutra, I, 12. Traduzione di I.K. Taimni.

La meditazione non è, come alcuni possono credere, qualcosa che si fa perché ad un certo punto, così, di punto in bianco, senza un perché, ti "illumini" (che poi, cosa mai vorrà dire "illuminarsi"?), ma è un lavoro costante, interiore, che richiede dedizione, impegno, ricerca, curiosità, passione, conoscenza, un lavoro con un intento chiaro e preciso: la Grande Opera della Costruzione del Tempio. E, proprio come per la costruzione di un edificio, bisogna procedere con ordine e misura, altrimenti rischiamo che prima o poi crolli tutto.

Cosa significa con ordine e misura? I significati sono molteplici e non starò ora a trattarli tutti. Qualcosa, in realtà, l'ho già accennato negli articoli precedenti. Anche il buon Patañjali, con i suoi versi, ci sta dando un sistema, ossia un insieme di regole formulate con "ordine e misura" che ci servono per procedere nella Via. In questo caso, i primi passi per compiere il cammino sono spiegati nei primi due stadi, lo yama e il niyama.

Gli yama sono: non-violenza, verità, assenza di desiderio per le cose altrui, continenza, assenza di desiderio di possesso.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 30. Traduzione di Piera Scarabelli e Massimo Vinti.

La nostra attitudine verso il mondo circostante (yama): 1) considerazione verso tutti gli esseri viventi, specialmente quelli innocenti, in difficoltà, o in una situazione peggiore della nostra, 2) corretta comunicazione attraverso la parola, gli scritti, i gesti e le azioni, 3) non-bramosia o abilità di resistere al desiderio di ciò che non ci appartiene, 4) moderazione in ogni azione, 5) non-cupidigia, o capacità di non accettare ciò di cui non abbiamo bisogno.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 30. Traduzione di T.K.V. Desikachar.

Le osservanze fisse (niyama) sono: pulizia [purezza], appagamento, austerità, studio e devozione perseverante a Dio.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 32. Traduzione di Govinda Das Aghori.

L’attitudine verso noi stessi comprende: 1) pulizia, vale a dire conservare il corpo e ciò che ci circonda in stato di pulizia e purezza, 2) contentezza, o facoltà di sentirsi bene con ciò che si ha e ciò che non si ha, 3) eliminazione delle impurità dell’organismo fisico e mentale con il mantenimento di corrette abitudini nel sonno, nell’esercizio, nell’alimentazione, nel lavoro, nel rilassamento, ecc., 4) lo studio e la necessità di rivedere e valutare i nostri progressi, 5) la venerazione di un’intelligenza superiore o l’accettazione dei nostri limiti in rapporto a Dio, l’Onniscente.

- Patañjali, Yoga Sutra, II, 31. Traduzione di T.K.V. Desikachar.

Queste indicazioni ci fanno capire, penso abbastanza chiaramente, l'atteggiamento che dobbiamo adottare per poterci addentrare nella Conoscenza di Sé. Per maggior chiarezza, le riporto qui in elenco:

  • - la continua ricerca della verità, della libertà e della felicità;
  • - la volontà, contraria del desiderio;
  • - l'autocontrollo, costante, in tutto ciò che facciamo;
  • - l'autosservazione (il "distacco");
  • - l'equilibrio, la moderazione, o, in altre parole, tendere alla virtù;
  • - lo studio, soprattutto dei testi sacri e della Tradizione Sacra;
  • - la purezza e l'eliminazione delle impurità, fisiche, emozionali, mentali;
  • - la devozione perseverante a Dio.

Senza queste fondamenta, mettitelo bene in testa, il cammino non potrà nemmeno iniziare. Ripeto, l'albero deve svilupparsi in modo armonico, quindi non servirà avere un perfetto e totale autocontrollo di sé prima di continuare con i passi successivi, ma, pian piano che proseguiamo, svilupperemo progressivamente e costantemente il nostro autocontrollo, affichè faccia la sua parte nel permetterci di esplorare sempre più a fondo noi stessi.

Ognuna di queste qualità, dunque, è una parte di noi che va sviluppata insieme alle altre, perché ognuna serve all'altra. Serve volontà per sviluppare l'autocontrollo e l'equilibrio, serve autocontrollo nello sviluppare la volontà e l'equilibrio, serve equilibrio nello svillupare la volontà e l'autocontrollo. Lo stesso discorso vale anche per tutti gli altri punti.

Nota che questa lista NON è "la lista definitiva" delle qualità da sviluppare, ma ce ne sono anche altre. Serve conoscerle tutte? No. Queste qualità sono naturalmente insite dentro di noi. Proseguendo nel cammino, osservandoci, conoscendo sempre di più noi stessi, se il nostro cuore è puro e il nostro intento divino, queste qualità le svilupperemo in modo naturale, gradualmente, sempre più.

Nella lista ho scritto anche "tendere alla virtù". Lasciamo un attimo il Patañjali e torniamo più verso occidente: le virtù sono proprio alcune delle altre qualità che potremmo aggiungere a questa lista, sia quelle etiche sia quelle dianoetiche di Aristotele, ma anche altre. In generale, una regola - fondamentale - che dovremmo seguire ce la ricorda il famoso detto latino.

In medio stat virtus. || La virtù sta nel mezzo.

- Proverbio Latino.

Ora, però, dobbiamo chiederci... nel mezzo dove? Non pensar male! La risposta che ci da proprio Aristotele può sembrare semplice:

La virtù è una disposizione abitudinaria riguardante la scelta, e consiste in una medietà in relazione a noi, determinata secondo un criterio, e precisamente il criterio in base al quale la determinerebbe l'uomo saggio. Medietà tra due vizi, quello per eccesso e quello per difetto.

- Aristotele - Etica Nicomachea - II, 6.

Ricordiamoci, però, anche che:

Tra il dire e il fare c'è - di mezzo - il mare!

- Proverbio Italiano.

Infatti, il nostro "punto di equilibrio" si sposterà sempre più, facendoci a volte scoprire che quello che prima consideravamo "un estremo" invece è un punto di equilibrio al quale vorremmo ambire, ma, in genereale, molto probabilmente scopriremo quanto è difficile, arduo, educativo e bello, riuscire effettivamente a spostarlo. Nota l'uguaglianza vagamente insita nelle citazioni precedenti: l'equilibrio è un mare! Il mare della nostra Mente. Un mare da esplorare, nel quale la nostra nave è il nostro punto di equilibrio, che spostandosi ci permetterà di scoprire isole di cui non conoscevamo neanche l'esitenza.

Come abbiamo visto, la pratica della meditazione riguarda ogni momento della nostra vita quotidiana: ogni azione, parola e pensiero. Ogni singolo aspetto della nostra vita. Con il terzo stadio, entreremo nella parte della pratica più comunemente, o volgarmente, chiamata "meditazione".