Sul percorso interiore che ognuno di noi deve fare, nei moderni ambienti "spirituali", si dice di tutto e di più. Tra le tante cose, spesso si dice ad esempio che "ognuno ha la sua strada", nel senso che ognuno arriva a Conoscere Sé Stesso a modo suo (in altri contesti, ovviamente, vuol dire anche altro), secondo la sua situazione, la sua percezione, le sue esperienze, eccetera. Oppure spesso si dice anche che di "strada" ne esiste solo una: "la pratica, la pratica, la pratica", intendendo che, "scelti" gli esercizi da seguire, per avanzare nella Via bisogna poi dedicarsi ogni giorno con insistenza e disciplina alla pratica di questi esercizi. Queste due affermazioni, a differenza di molte altre che si sentono, effettivamente sono sostanzialmente corrette, ma se prese troppo alla lettera possono costituire anche un grosso limite.

Nel primo caso infatti si rischia di finire in un individualismo eccessivo che molto spesso porta ad esempio al "rifiuto di un Maestro", anche se poi però, chi cade in questa trappola, altrettanto spesso segue fedelmente chiunque sostiene una visione del mondo conforme alla sua, elevandolo quasi ad eroe e propagandandone le idee: non ci vuole molto a capire che in questo modo non farà altro che rafforzare i suoi condizionamenti. Come usualmente si fa per qualunque materia, anche per la Conoscenza di Sé conviene affidarsi ad un "mentore", un Maestro, che ci guidi nello studio e nella pratica di questa scienza.

Nel secondo caso invece il problema sta proprio nella "scelta" del percorso (scuola/Maestro) da seguire. Di scelta oggi infatti ce né sempre di più, ma, purtroppo, molti di questi percorsi non portano da nessuna parte. Per comprendere cosa stai effettivamente facendo puoi usare un modo semplice e ovvio: valutare i risultati. Secondo alcuni sembra che ci debbano volere parecchi anni prima di vedere dei risultati, ma ciò non è assolutamente vero. I risultati devono vedersi presto, entro pochi mesi, o ancora meglio settimane (ovviamente di pratica quotidiana). Se i risultati non ci sono, probabilmente più che continuare a praticare, è meglio cambiare strada.

Certo, per quanto riguarda la nostra interiorità, probabilmente, quantomeno all'inizio, non è sempre tanto chiaro quali dovrebbero essere questi risultati, ma questo è abbastanza normale. L'obiettivo principale della Meditazione, lo ripeto, è la Conoscenza di Sé. Gli obiettivi intermedi invece possono più o meno variare in base al percorso scelto, ma alcune tappe sono necessarie per tutti. Alcuni esempi di "obiettivi intermedi" li ho già fatti nell'articolo precedente, altri li tratterò in seguito.

Per poter praticare correttamente, ed efficacemente, la Meditazione c'è quindi bisogno oltre che della fondamentale pratica quotidiana anche della teoria che ci fa comprendere cosa stiamo facendo e perché. Pertanto, proveremo ora a muovere i primi passi alla scoperta della Scienza dello Spirito, per iniziare a chiarire un po' questi punti. Per farlo, non ci limiteremo a prendere come riferimento soltanto una "scuola", ma confronteremo le parole di diversi Maestri di differenti tradizioni per arrivare al Cuore dell'insegnamento della Tradizione Primordiale. Inizieremo il viaggio da oriente, un paio di millenni fa, guidati dai versi di Patañjali, gli Yoga Sutra. Vediamo prima però cosa dice Wikipedia sul significato del termine Yoga.

Molti studiosi, tra i quali il rumeno Mircea Eliade (1907 – 1986), storico delle religioni, riferiscono il termine yoga alla radice yuj- con il significato di "unire", da cui anche il latino iungere e iugum, il germanico joch, eccetera. Da questa radice verbale derivano altri termini sanscriti quali: yuj (verbo) con il significato di "unire" o "legare", "aggiogare"; yúj (aggettivo) "aggiogato", "unito a", "trainato da"; yugá (sostantivo) ossia il giogo che si fissa sul collo dei buoi per attaccarli all'aratro. Il termine yugà si riscontra già nel più antico dei Veda, il Ṛgveda, con il significato di "giogo". Ananda Coomaraswamy (1877 – 1947), storico dell'arte singalese, ricorda in tal senso il brano del Ṛgveda dove viene indicato che l'uomo deve: "aggiogare se stesso come un cavallo disposto ad obbedire" (Ṛgveda Saṃhitā, V.46.1, citato in Ananda Kentish Coomaraswamy, Induismo e Buddhismo, Milano, Rusconi, 1973, p. 76) [...] Da qui il significato, posteriore, di yoga come insieme di tecniche anche meditative aventi come scopo l'"unione" con la Realtà ultima e tesa ad "aggiogare", "controllare", "governare" i "sensi" (indriya) e i vissuti da parte della coscienza.

- Yoga, Wikipedia.

Sempre nella stessa pagina si può leggere qualcosa, appunto, anche sugli Yoga Sutra di Patañjali. Puoi trovare diverse traduzioni del testo qui: Materiale sulla Meditazione - Gianfranco Bertagni. Qui, sia chiaro, non intendo fare un trattato di tipo linguistico, filosofico ne storico sullo Yoga o sugli Yoga Sutra, né su altri testi o "filosofi", ma li userò solo come spunti per sviluppare questi miei articoli. Proviamo quindi a capire un po' meglio cos'è lo Yoga, leggendo alcuni tra i primi versi di Patañjali (nota che le prime e le ultime due delle seguenti citazioni sono traduzioni diverse dello stesso verso).

Lo yoga è la soppressione delle modificazioni della mente.

- Patañjali, Yoga Sutra, I, 2. Traduzione di I.K. Taimni.

Lo yoga è l’attitudine a dirigere il mentale esclusivamente verso un oggetto e a sostenere questa direzione senza alcuna distrazione.

- Patañjali, Yoga Sutra, I, 2. Traduzione di T.K.V. Desikachar.

Allora il soggetto riposa nella sua essenza.

- Patañjali, Yoga Sutra, I, 3. Traduzione di Paolo Magnone.

Altrimenti si conforma alle funzioni mentali.

- Patañjali, Yoga Sutra, I, 4. Traduzione di Paolo Magnone.

Tra questi l’esercizio è lo sforzo di conseguire la stabilità.

- Patañjali, Yoga Sutra, I, 13. Traduzione di Paolo Magnone.

La pratica è fondamentalmente il giusto sforzo necessario per progredire verso lo stato di Yoga, per raggiungerlo e mantenerlo.

- Patañjali, Yoga Sutra, I, 13. Traduzione di T.K.V. Desikachar.

Oggi quando si parla di yoga in molti pensano subito ad una serie di esercizi fisici fatti per il "benessere personale", ma da quel che possiamo facilmente capire da quanto abbiamo appena letto è che lo yoga è prima di tutto un esercizio che riguarda la mente e il Dominare Sè Stessi, cosa ben diversa dallo "scaricare lo stress" o cose simili. Poi si, lo yoga ha anche questi effetti, per carità. Ma lo scopo principale, ricordardiamolo ancora, è Conoscere (e Dominare) Sé Stessi.

Nei prossimi articoli continueremo insieme a Patañjali ad addentrarci sempre di più nella pratica.